Categoria: Psicologia maschile · Stress lavorativo | Autore: Dr. Antonio Colanicchia | Tempo di lettura: 6 minuti
Il burnout non è stanchezza. Non passa con un weekend lungo.
Esiste un tipo di esaurimento che non si vede dall’esterno perché assomiglia esattamente alla produttività: l’uomo che risponde alle email la domenica mattina, che fa straordinari senza lamentarsi, che non sa cosa fare di sé quando non lavora. Dall’esterno sembra uno che funziona bene. Dall’interno è qualcuno che ha smesso di sentire e prendere contatto con la propria vita, se non in alcuni momenti o periodi, e si è rifugiato nel lavoro.
Questo articolo parla di burnout maschile e di workaholism — due fenomeni connessi, spesso invisibili, e più diffusi di quanto i dati ufficiali riescano a catturare. E parla di cosa succede quando si decide di smettere di aspettare che passino da soli.
I dati del burnout in Italia: un’emergenza che cresce in silenzio
I numeri degli ultimi anni raccontano una situazione in rapido deterioramento. I dati INAIL e le analisi indipendenti convergono su un quadro preoccupante.
| +17,9% denunce Q1 2024 vs Q1 2023 | Aumento delle denunce di malattie professionali legate a disturbi psichici e comportamentali nei primi tre mesi del 2024, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. (INAIL, 2024) |
| 8 su 10 lavoratori italiani | Otto lavoratori italiani su dieci dichiarano di tornare a casa esausti dopo il lavoro. Oltre l’82% si sente stressato. Quasi uno su due ha problemi del sonno. Tra il 2014 e il 2024 le denunce di malattie professionali sono cresciute del 54%. (Sky TG24 / INAIL, maggio 2026) |
| 31,8% lavoratori dipendenti | Quasi un lavoratore dipendente su tre ha sperimentato sensazioni di esaurimento, estraneità o sentimenti negativi nei confronti del proprio lavoro. (Censis, febbraio 2025) |
Il dato specifico sugli uomini è rivelatore per via della sua assenza: gli uomini rappresentano solo il 33,7% di chi cerca supporto psicologico per problematiche lavorative (Unobravo/INAIL, 2024). Non perché ne soffrano di meno. Perché lo nominano meno, lo riconoscono dopo, e ci arrivano quando il costo è già alto.
Burnout e workaholism: due facce dello stesso problema
Prima di parlare del percorso, vale la pena distinguere due condizioni che spesso si sovrappongono — e che nel mio studio a Roma incontro spesso intrecciate.
Il burnout: quando l’energia finisce
Il burnout è riconosciuto dall’OMS come fenomeno occupazionale (ICD-11) ed è definito da tre dimensioni: esaurimento emotivo, depersonalizzazione (distacco cinico dal lavoro e dalle persone), e ridotta efficacia professionale percepita. Non è debolezza: è il risultato di uno stress cronico non gestito che supera le risorse disponibili.
I segnali che lo distinguono dalla semplice stanchezza:
- Stanchezza che non migliora con il riposo — non basta dormire di più.
- Cinismo crescente verso il lavoro, i colleghi, i clienti — dove prima c’era coinvolgimento.
- Sensazione di non fare mai abbastanza, anche quando si fa molto.
- Errori frequenti, calo della concentrazione, decisioni sempre più difficili.
- Irritabilità che si riversa sulle relazioni personali, in particolare sul partner e i figli.
Il workaholism: quando il lavoro è l’unico modo per stare al mondo
Il workaholism — o dipendenza dal lavoro — è qualcosa di diverso e, in un certo senso, più insidioso. Non è lavorare molto per necessità o per passione. È non riuscire a smettere di lavorare anche quando non ce n’è bisogno, anche quando costa caro alle relazioni, anche quando il corpo manda segnali chiari.
La ricerca stima che circa il 5-10% della popolazione attiva presenti livelli problematici di dipendenza dal lavoro, con percentuali più alte in settori competitivi come finanza e tecnologia (Spagnoli et al., 2020; Istituto Beck, 2025). Il fenomeno condivide i meccanismi neurobiologici di altre dipendenze: il lavoro attiva il sistema dopaminergico, produce un sollievo temporaneo dall’ansia, e crea un circolo che si auto-alimenta.
Per molti uomini, il workaholism è anche una risposta culturale: il lavoro è il luogo in cui l’identità maschile trova la sua legittimazione più riconoscibile. Essere produttivi significa esistere. Smettere — anche solo per un pomeriggio — genera un’ansia che non ha nome.
Come si presenta il burnout negli uomini: quello che non si dice in ufficio
Gli uomini arrivano al burnout per vie diverse da quelle delle donne — e lo presentano in modo diverso. Raramente entrano in studio dicendo ‘sono esaurito’. Arrivano con un altro ingresso.
| Come si presenta il burnout maschile in studio Irritabilità cronica che non riesce a spiegare — a casa, con il partner, con i figli. Il lavoro sembra funzionare, le relazioni no.Problemi sessuali comparsi senza una causa apparente: calo del desiderio, ansia da prestazione, disfunzione erettile. Il corpo ha già detto quello che la mente non riesce ad ammettere.Insonnia o sonno non ristoratore — ci si sveglia di notte a pensare al lavoro, si apre il telefono prima delle 6.Sensazione di vuoto quando non si lavora — il weekend pesa, le vacanze generano ansia, il riposo non riposa.Consumo crescente di alcol, caffeina o altri stimolanti per reggere il ritmo.Dolori fisici cronici senza causa organica: mal di schiena, tensioni cervicali, disturbi gastrointestinali. Il sintomo sessuale è spesso il primo a comparire — e il motivo per cui molti uomini arrivano inizialmente al sessuologo prima che allo psicoterapeuta. Ma il lavoro dietro è sempre lo stesso. |
A Roma Est: il contesto in cui lavoro con gli uomini in burnout
Il mio studio si trova a Roma Est, facilmente raggiungibile da Pigneto, Malatesta, Centocelle e Villa Gordiani. Non è un dettaglio secondario: i quartieri di Roma Est hanno una composizione sociale specifica — professionisti, artigiani, lavoratori autonomi, dipendenti di medie e grandi aziende — e il burnout che incontro in questo contesto ha spesso una texture precisa.
L’uomo di 38-52 anni che lavora troppo a Roma Est non assomiglia necessariamente al manager della finanza. È il libero professionista che non si permette di rallentare perché il reddito è variabile. È il dipendente pubblico che ha perso il senso di quello che fa. È il padre che usa il lavoro per non dover gestire quello che trova a casa. Sono storie diverse, ma il meccanismo psicologico è spesso lo stesso.
Il percorso in studio non segue un protocollo rigido. Quello che caratterizza il lavoro con gli uomini in burnout è che il punto di ingresso è quasi sempre diverso dal punto di lavoro reale: si inizia dal sintomo (l’insonnia, il problema sessuale, l’irritabilità) e si arriva al nucleo (il rapporto con l’identità, con il valore personale, con la paura di non essere abbastanza al di fuori del ruolo lavorativo).
Come funziona il percorso psicologico per il burnout: cosa si fa davvero
Chi arriva in studio per burnout spesso ha già provato a riorganizzarsi da solo — ha cambiato abitudini, ha preso qualche giorno di ferie, ha scaricato app di meditazione. Raramente basta, perché il problema non è la gestione del tempo: è il rapporto con sé stessi e con il proprio valore.
| Gli obiettivi concreti del percorso Capire la funzione psicologica che il lavoro svolge — cosa evita, cosa compensa, cosa sostituisce.Distinguere l’identità dalla performance: chi si è quando non si produce.Lavorare sulla regolazione emotiva — ridurre l’ansia che guida il comportamento compulsivo verso il lavoro.Ricostruire le relazioni che il burnout ha eroso: il partner, i figli, gli amici.Affrontare i sintomi fisici e sessuali come segnali, non come problemi separati.Costruire strategie di recupero che non si affidino solo alla forza di volontà. Durata orientativa: percorso medio 16-24 sedute. Miglioramenti concreti percepibili entro le prime 6-8 settimane. |
Quando il workaholism è il meccanismo centrale, il lavoro in psicoterapia si focalizza sul sistema di credenze che sostiene la dipendenza: la convinzione che il proprio valore dipenda dalla produttività, la paura del fallimento come minaccia all’identità, la difficoltà a tollerare stati emotivi negativi senza ‘fare qualcosa’. Non si tratta di convincere l’uomo a lavorare meno — si tratta di restituirgli la libertà di scegliere.
Approfondisci sul blog
Questi articoli completano il quadro:
- Psicologo e sessuologo per uomini a Roma: salute mentale e sessuale maschile — Il percorso completo nel mio studio per gli uomini — dai problemi sessuali alla salute psicologica, in un approccio integrato.
- Perché gli uomini non vanno dallo psicologo — e cosa cambia quando lo fanno — I dati sullo stigma maschile in Italia nel 2026 e cosa cambia concretamente quando si decide di iniziare un percorso.
- 7 segnali che è il momento di chiedere aiuto a uno psicoterapeuta — Se non sei ancora sicuro che quello che stai vivendo meriti un percorso, qui trovi strumenti concreti per capirlo.
Conclusione: il lavoro è un mezzo, non un’identità
Il burnout maschile è spesso l’ultimo segnale di un lungo processo — fatto di anni in cui il lavoro ha risposto a domande che non si riusciva a fare ad alta voce: chi sono, cosa valgo, cosa ho diritto di volere per me.
Riconoscerlo non significa smettere di lavorare, né rinunciare all’ambizione. Significa iniziare a distinguere tra ciò che si sceglie e ciò che si subisce. Tra il lavoro come strumento di vita e il lavoro come sostituto della vita.
Nel mio studio a Roma — vicino al Pigneto, a Centocelle, a Villa Gordiani — incontro uomini che fanno questo percorso ogni settimana. Non perché abbiano rinunciato a qualcosa. Perché hanno deciso che valeva la pena recuperare quello che avevano lasciato indietro.
| Riconosci qualcosa di tuo in questo articolo? Il Dr. Antonio Colanicchia riceve nel suo studio a Roma, raggiungibile da Pigneto, Malatesta, Centocelle e Villa Gordiani, e offre sedute anche online. Il primo colloquio è orientativo, riservato e senza impegno: il posto giusto per iniziare a capire cosa sta succedendo. antoniocolanicchia.it | Roma Est (Pigneto · Centocelle · Villa Gordiani) | Online |
Fonti
- INAIL — Denunce di malattie professionali Q1 2024: +17,9% disturbi psichici e comportamentali vs Q1 2023. Oltre 22.000 denunce in tre mesi.
- Unobravo / INAIL (2024). Analisi disagio psicologico lavoro-correlato in Italia. Quota uomini che cercano supporto: 33,7%.
- Censis (febbraio 2025). Stress da lavoro: rischio burn-out per 1 dipendente su 3 (31,8%). Citato in Il Sole 24 Ore.
- Sky TG24 / INAIL (maggio 2026). Malattie professionali e burnout in aumento: 8 lavoratori su 10 tornano esausti. +54% denunce malattie professionali 2014-2024.
- Spagnoli, P. et al. (2020). Prevalenza workaholism: 5-10% popolazione attiva, con picchi in finanza e tecnologia. Citato in Istituto Beck (2025).
- Mazzetti, G. et al. (2020). Differenze di genere nel workaholism e pressione sociale. Citato in Istituto Beck (2025).