
Quando la terapia non serve a migliorarti, ma a ritrovarti
Il mito del “funzionare meglio”
Viviamo in una cultura che spinge costantemente verso il miglioramento:
più controllo, più consapevolezza, più performance emotiva.
Anche la terapia, a volte, viene immaginata così:
un modo per diventare più forti, più regolati, più efficienti.
Ma non sempre il problema è funzionare male.
A volte il problema è funzionare troppo,
adattandosi a contesti che non rispecchiano più chi si è.
Quando il sintomo è una soglia, non un difetto
Ansia, blocchi, difficoltà decisionali, calo del desiderio, stanchezza emotiva
non sono sempre segnali di qualcosa che “non va”.
Spesso sono segnali di qualcosa che non può più andare avanti nello stesso modo.
Il sintomo diventa una soglia:
indica che una strategia, un assetto, un adattamento
che un tempo ha funzionato
oggi non è più sostenibile.
Tornare presenti a se stessi
La terapia non serve a renderti più efficiente.
Serve a renderti più presente.
Presente a:
– ciò che senti nel corpo
– ciò che desideri (anche quando fa paura)
– ciò che stai evitando per proteggerti
– ciò che continui a fare solo per non perdere equilibrio
Questo non significa agire subito o cambiare tutto.
Significa smettere di escludersi dal proprio stesso funzionamento.
Dalla prestazione alla relazione interna
Molte persone hanno imparato a vivere come se dovessero continuamente “tenere il punto”.
Ma la vita non chiede solo tenuta.
Chiede relazione.
Relazione con:
– i propri limiti
– i propri bisogni
– il piacere
– il desiderio
– le parti rimaste indietro
Quando questa relazione manca, anche funzionare diventa faticoso.
Un altro modo di intendere il cambiamento
Il cambiamento non sempre è fare di più o meglio.
A volte è fare meno, ma in modo più vero.
Non sempre serve funzionare meglio.
Serve smettere di vivere solo in funzione di ciò che è richiesto.
