Per molte persone funzionare significa: – controllarsi emotivamente – adattarsi alle richieste esterne – non chiedere troppo – non creare problemi – reggere senza mostrare fatica Benessere non è efficienza emotiva

Funzionare meglio non basta: quando l’adattamento diventa un costo interno

January 14, 20262 min read

Funzionare non è sempre stare bene

Molte persone arrivano in terapia non perché “non funzionano”,
ma perché funzionano a costo di sé.

Lavorano, tengono insieme relazioni, prendono decisioni responsabili,
reggono carichi emotivi elevati.
Da fuori sembrano stabili, affidabili, capaci.

Da dentro, però, qualcosa si è irrigidito:
una stanchezza di fondo, una tensione costante,
la sensazione di vivere più per dovere che per scelta.

Quando funzionare diventa una strategia di sopravvivenza

Per molte persone, soprattutto con una sofferenza interiorizzata,
funzionare significa:

– controllarsi emotivamente
– adattarsi alle richieste esterne
– non chiedere troppo
– non creare problemi
– reggere senza mostrare fatica

Queste strategie non nascono per caso.
Spesso sono state necessarie in passato per mantenere legami, appartenenza, sicurezza.

Il problema non è averle sviluppate.
Il problema è quando diventano l’unico modo possibile di stare al mondo.

Benessere non è efficienza emotiva

Funzionare bene non equivale automaticamente a stare bene.

Una persona può essere estremamente efficiente:
– nel lavoro
– nelle relazioni
– nella gestione delle crisi

e allo stesso tempo essere disconnessa da sé.

Il benessere non coincide con:
– reggere sempre
– adattarsi continuamente
– controllare ciò che si sente

Benessere significa poter sentire, scegliere, fermarsi, desiderare
senza che questo venga vissuto come un rischio.

Essere in contatto con se stessi non significa cambiare tutto, ma smettere di tradirsi

Essere in contatto con se stessi non significa stravolgere la propria vita
o “seguire sempre l’istinto”.

Spesso significa qualcosa di molto più sottile e profondo:
smettere di tradirsi ogni giorno in piccole scelte,
in piccoli silenzi,
in rinunce che non vengono più riconosciute come tali.

Il disagio emerge proprio quando il prezzo di questo adattamento
diventa troppo alto per essere ignorato.

Il lavoro terapeutico: creare spazio, non aggiustare

Un percorso psicologico integrativo non serve ad “aggiustare” la persona.
Serve a creare spazio.

Spazio per:
– ascoltare ciò che è rimasto fuori
– riconoscere le strategie che hanno protetto
– distinguere ciò che serve ancora da ciò che oggi limita

A volte non serve funzionare meglio.
Serve tornare in relazione con se stessi.

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