
Evitamento protettivo: quando non scegli per proteggerti
In questo articolo ti spiego perché l’evitamento non è sempre paura, ma spesso una strategia di protezione emotiva.
Succede spesso che le persone arrivino in terapia dicendo:
“Lo so cosa dovrei fare, ma non ci riesco”
oppure
“Continuo a rimandare, anche se so che così sto male”.
Il punto è che quando ci si trova a vivere una fatica emotiva costante, silenziosa, che accompagna le scelte, il desiderio e il cambiamento, molto spesso si sta mettendo in atto un evitamento protettivo.
Uno stato in cui non si sceglie non per mancanza di volontà, ma per proteggere qualcosa di più profondo.
Il problema principale non è l’evitamento in sé, ma il fatto che diventi l’unica strategia disponibile per reggere la sofferenza interna.
Quando l’evitamento diventa stabile:
la vitalità si riduce
il desiderio si appiattisce
le scelte vengono rimandate
il piacere diventa difficile da sentire
e la persona inizia a vivere una sorta di stallo emotivo, che non è immobilità, ma tensione trattenuta.
Chi vive questo tipo di evitamento spesso sperimenta:
indecisione cronica
fatica emotiva costante senza un motivo “chiaro”
difficoltà a contattare il desiderio
paura del cambiamento anche quando lo si desidera
sensazione di vivere “al minimo indispensabile”
Non è un problema di mancanza di risorse.
È un problema di protezione interna ancora attiva.
L’errore più comune è leggere l’evitamento solo come un limite.
Secondo una prospettiva relazionale e dinamica, l’evitamento:
ha avuto una funzione
ha permesso di non perdere legami
ha garantito appartenenza
ha evitato un dolore non mentalizzabile in passato
Forzare il cambiamento senza comprendere questo significa togliere una difesa senza offrire alternative.
Ed è per questo che molte persone:
“sanno cosa fare” ma non riescono
iniziano cambiamenti che poi abbandonano
sentono colpa invece che sollievo
Quello che funziona non è superare l’evitamento, ma capirlo.
L’evitamento protettivo spesso protegge:
immagini di sé costruite nel tempo
equilibri familiari
ruoli relazionali
forme di riconoscimento
Solo quando queste funzioni vengono riconosciute, la persona può iniziare a differenziare protezione e rinuncia.
È come una corazza che ti ha permesso di sopravvivere emotivamente in un certo momento della vita.
Il problema non è averla indossata.
Il problema è continuare a portarla quando non serve più, senza sapere come toglierla in sicurezza.
Oppure come restare fermi su una riva perché, un tempo, attraversare il fiume era troppo pericoloso.
Ma se non riconosci perché sei fermo lì, non potrai mai scegliere davvero se attraversare o restare.
È quanto emerge anche da molte prospettive psicodinamiche e relazionali:
le difese non vanno eliminate, ma rese consapevoli, perché solo ciò che è riconosciuto può trasformarsi.
Se vivi fatica emotiva, blocchi nelle scelte, difficoltà nel desiderio o nel piacere, ricorda:
evita di giudicarti per ciò che eviti
non forzare cambiamenti prematuri
chiediti cosa stai proteggendo
osserva se oggi quella protezione è ancora necessaria
La trasformazione non nasce dalla spinta, ma dalla comprensione.
