Cosa puoi  fare per non farti intrappolare dall'ansia da prestazione e dal "dover funzionare bene" per stare bene

Quando funzionare bene non basta mai: l'ansia da prestazione che non si vede

February 14, 20263 min read

Voglio parlarti di un problema che vedo spessissimo nel mio studio: persone che funzionano benissimo… ma si sentono sempre in difetto.

Succede continuamente. Proprio ieri ho incontrato un uomo sulla quarantina, carriera solida, relazione stabile. Mi dice: "Dottore, non capisco cosa mi stia succedendo. All'improvviso il mio corpo ha smesso di rispondere come dovrebbe. Ho provato di tutto, ma niente."

Il punto è che quando ci si trova in questa situazione – il corpo che sembra non collaborare, l'intimità che diventa fonte d'ansia, la performance che crolla proprio quando serve – si sta commettendo un errore di cui quasi nessuno è consapevole: si cerca di risolvere un problema di identità con soluzioni tecniche.

Ed ecco perché non funziona. Ecco perché più ci si sforza di "funzionare meglio", più il problema si aggrava.

Quello che avrei dovuto fare – e che ho suggerito a questo paziente – è fermarsi e farsi una domanda diversa: "Perché il mio valore dipende così tanto dal mio funzionamento?"

Purtroppo la maggior parte delle persone, anche quando comprende che l'ansia da prestazione ha radici psicologiche, continua a cercare la pillola magica, l'esercizio giusto, la tecnica di controllo. E questo non fa altro che rinforzare l'idea che "se non funziono, non valgo".

Mi spiego meglio. L'ansia nella sfera intima – ma vale anche per il lavoro, lo sport, lo studio – non riguarda davvero il corpo. Riguarda l'identità. Riguarda chi pensi di dover essere come uomo, come donna, come professionista.

Quando costruisci il tuo senso di valore esclusivamente sulla capacità di performare, il corpo smette di essere casa. Diventa un giudice. O peggio: diventa una macchina che deve funzionare sempre al massimo, oppure un traditor che "non risponde" quando serve.

In entrambi i casi, hai perso il contatto con te stesso.

Se ci pensi è come guidare un'auto controllando ossessivamente ogni spia del cruscotto, ogni minimo rumore del motore. Alla fine non stai più guidando: stai solo monitorando. E paradossalmente, proprio questo controllo ti fa perdere il controllo.

Oppure come quando cerchi disperatamente di addormentarti: più ci provi, più l'insonnia peggiora. Perché stai usando la volontà in un ambito che richiede abbandono.

È quanto afferma anche la ricerca in psicologia clinica: l'ansia da prestazione si autoalimenta proprio attraverso il tentativo di controllarla. Come spiega il sessuologo Bernie Zilbergeld nel suo celebre libro The New Male Sexuality: "La prestazione sessuale non può essere comandata. Più cerchi di forzarla, più sfugge."

E lo psicoterapeuta Steven Hayes, fondatore dell'Acceptance and Commitment Therapy, sostiene che "il controllo è il problema, non la soluzione". Quando cerchiamo di controllare pensieri, emozioni e risposte del corpo, creiamo esattamente ciò che temiamo.

In sintesi, per risolvere l'ansia da prestazione – che sia nell'intimità, nel lavoro o in altre aree della vita – ricorda di evitare la trappola del "devo funzionare di più" e segui invece questi passi:

1. Riconosci il pattern

Nota quando il tuo dialogo interno diventa: "Devo funzionare bene per valere qualcosa". Questa è la voce della performance, non della tua identità autentica.

2. Ascolta il corpo come messaggero

I sintomi – che siano blocchi nell'intimità, tensioni muscolari, stanchezza cronica – non sono tradimenti. Sono comunicazioni. Il corpo ti sta dicendo: "Questo ritmo, questa pressione, questo modo di vivere non è sostenibile."

3. Trasforma l'autocritica in curiosità

Invece di punirti quando "non funzioni", chiediti: "Cosa sta cercando di dirmi il mio corpo? Di cosa ho veramente bisogno in questo momento?"

4. Amplia le fonti di valore

Trova altre strade per sentirti vivo, presente, degno – che non dipendano dalla performance. Connessione autentica, creatività, presenza, vulnerabilità.

5. Scegli connessione invece di controllo

Nell'intimità come nella vita: la domanda non è "sto funzionando bene?" ma "sto sentendo? Sto connettendo? Sto vivendo?"

6. Cerca supporto professionale

Un percorso psicoterapeutico integrato (con sessuologia quando necessario) ti aiuta a lavorare non sul sintomo, ma sulla radice: il rapporto tra identità e funzionamento.

Fammi sapere cosa ne pensi e se ti riconosci in queste dinamiche. Puoi scrivermi in privato: la tua esperienza è preziosa e parlarne è già un primo passo per uscire dall'isolamento.

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